L’intervento di Psicologi per i Popoli in Rete nelle Marche



Psicologi per i Popoli in Rete e l’emergenza post-sisma nelle Marche

Gli psicologi dell’emergenza sono presenti sugli scenari dei disastri nazionali da pochi anni. Hanno iniziato a piccoli gruppi, quasi con discrezione, a partire da emergenze locali, come crolli di palazzine urbane o incidenti nei trasporti. Solo nel 2006, sancito da una disposizione dell’allora governo Prodi, vengono pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale i “Criteri di Massima per l’intervento psicosociale nelle catastrofi”. Un documento che allinea l’Italia alle disposizioni europee in materia.
Gli psicologi italiani, da quella data, organizzati in Associazioni di volontariato iscritte alla Protezione Civile, sono intervenuti sempre più numerosi in molteplici situazioni, ma in particolare nei terremoti dell’Aquila, dell’Emilia e, di recente, in Centro Italia.


Gli psicologi volontari sono tuttavia a supporto – e non in sostituzione – del Sistema Sanitario Locale, in particolare dei Dipartimenti di Salute Mentale regionali. Il loro operato volontario, fatalmente a termine, deve essere orientato e coordinato da psicologi e psichiatri strutturati, afferenti alle Strutture locali. Indispensabili nei primi periodi, quando tali strutture sono esse stesse in emergenza, vengono gradatamente sostituiti dal subentrare delle cure psicologiche e della presa in carico psicosociale esistente in loco.
In qualità di psicologi afferenti ad alcune organizzazioni volontarie locali (Psicologi per i Popoli Sicilia, Campania, Bari, Milano, Lodi e Torino), coordinati in una struttura detta RETE, tutti con pregresse esperienze nelle maggiori emergenze all’interno della Protezione Civile Nazionale, abbiamo avuto il privilegio di essere coinvolti direttamente dal Servizio di Salute Mentale delle Marche, e incardinati all’interno del GUS, Gruppo Umana Solidarietà. Questa associazione, da anni presente sul suolo marchigiano, ha esperienze consistenti nell’ambito dei servizi alla persona e, a partire dal terremoto in Abruzzo, anche dell’intervento Psicologico.

Tale collocazione ci ha dato la possibilità, nella recente straordinaria emergenza, di godere di un punto di vista privilegiato. Se nelle passate esperienze la nostra visuale era focalizzata sulle tendopoli, e sugli aiuti di Protezione Civile in senso stretto, con limitate possibilità di coordinamento con il sistema sanitario locale, nelle Marche ci è stata data l’occasione di fornire supporto a un sistema di aiuti psicosociali ben sviluppato, dotato di precise linee guida non solo operative, ma teoriche e metodologiche a cui anche i volontari sono chiamati a partecipare.
L’Asur Marche, che fin dai primi momenti ha istituito un Coordinamento regionale per la Salute Mentale in Emergenza, nella persona del dott. Massimo Mari e, per il volontariato di Protezione Civile, Maurilio Frontini, ha adottato un sistema integrato di aiuti sociali e psicologici sul territorio, dando modo agli psicologi volontari di lavorare costantemente in equipe, a stretto contatto con i professionisti dei servizi di Salute Mentale esperti del territorio, e, quindi, in grado di utilizzare al meglio il lavoro volontario.
Fin dai primi momenti siamo stati colpiti dal metodo di lavoro, teso a creare una “comunità” di intervento non solo efficiente, ma umanamente in grado di fornire reciproco sostegno emotivo. Nelle riunioni giornaliere delle equipe locali e in quelle regionali in videoconferenza – alle quali sono invitate tutte le forze in campo, psichiatri, psicologi, assistenti sociali e sanitari – anche il volontariato ha modo di presentare problematiche e ricevere indicazioni. A dispetto di un mezzo spesso considerato troppo tecnologico, le Videoconferenze danno il senso di partecipare a un grande sforzo comune, fondamentale antidoto al senso di impotenza, alle richieste costanti di un contesto in continua evoluzione e crisi, a una complessità che richiede sapienza e fantasia per trovare successive composizioni.

La visione condivisa, di un aiuto non medicalizzato e centrato sulle risorse della persona; un approccio al trauma che fa ricorso ai naturali strumenti della auto terapia, come la musica, il gioco, la cultura locale, le forme partecipative, sempre accompagnati da un costante ascolto dei singoli; l’essere gli operatori stessi considerati prima di tutto una risorsa per tutti, purché si mettano in rete; non ultima una saggezza “leggera”, un umorismo amicale, un abbraccio se pure a distanza generato dalla soddisfazione di ritrovarsi, tutto questo rende le video conferenze uno strumento per la cura e un momento di autocura.

Uno spazio speciale è inoltre dedicato alla Ricerca. Settimanalmente si incontrano e discutono quanti desiderano dare un contributo sotto forma di ricerca, uno strumento indispensabile, e spesso trascurato, di orientamento e regolazione dell’agire.

Si discute in questa sede di condizione anziana, si confrontano gli esiti post traumatici di soggetti che hanno attraversato i terremoti precedenti, si cerca di lasciare memoria storica della impresa comune, attraverso una serie di colloqui di ricerca con gli operatori. Ma al di là degli specifici ambiti, aver introdotto lo spazio mentale della ricerca all’interno della progettazione degli aiuti, dà il senso di una organizzazione che tiene alto il pensiero, consentendosi di decentrarsi rispetto alle contingenze che rischiano spesso, per l’entità e la diffusione della tragedia, di travolgere anche chi desidera essere d’aiuto.